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Da non perdere
Shame.
Un film di Steve McQueen. Con Michael Fassbender, Carey Mulligan, James Badge Dale, Nicole Beharie, Hannah Ware. Lucy Walters, Robert Montano, Anna Rose Hopkins, Jay Ferraro, Mackenzie Shivers, Drammatico, durata 99 min. - Gran Bretagna 2011.
Noi non siamo cattive persone…è solo che veniamo da un brutto posto.
New York, un appartamento minimal ed elegante, un corpo nudo ascolta impassibile una segreteria telefonica. Brandon è un trentenne di successo, atletico elegante, ha un buon lavoro, un capo amico, donne che facilmente si lasciano sedurre, un’esistenza apparentemente normale…ed un ossessione per il sesso.
Siti, riviste, foto, film porno, telefonate a numeri erotici, masturbazione in ogni luogo, avventure occasionali, prostitute a domicilio e non, locali gay…. sono la sua occupazione totalizzante.
Sissy sua sorella, è una cantante, è disperata, ha bisogno di aiuto, e si trasferisce a casa sua....
I due, ciascuno con il proprio buio sentimentale, sono costretti a fare i conti con un passato doloroso(che il regista non ci spiega) e con un presente in cui faticano a vivere.
Il regista Steve McQueen, mostra un personaggio quasi masochista nell’infliggersi ciò che sembra poco “piacere” sino alla trasfigurazione del corpo, in un tormento brutale che sembra non finire.
Michael Fassbender (che dopo l'interpretazione di Jung ha conservato una passione per i personaggi con un’ossessione per il sesso) si conferma un ottimo attore ma il film resta un po’ freddo, grigio e oscuro, lasciando un senso di incompiutezza ed una certa noia.
Il film lo consigliamo agli erotomani impenitenti(al Cavaliere no…lui è più “chiacchiere e distintivo”), a chi ha un fratello/sorella disturbato e neanche lui/lei stà tanto bene, agli appassionati del cinque contro uno, a quelli che cercano la perdizione, a quelli che si sono già persi.
Il film lo sconsigliamo alle donne della generazione di mia madre e a lei medesima, a coloro che stanno vivendo una normale e soddisfacente vita sessuale, alle vergini, a chi ha fatto voto di castità, ai bacchettoni.
Lallix
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Fa curriculum..
The Artist.
“Caro sono una donna infelice“
“Come milioni di persone!”
Fine anni venti, Hollywood, grande eleganza e scintillio. George Valentin divo del muto è nel fulgore della sua carriera. Lui, accompagnato dal fedele cane, è l’idolo del momento.
Il caso lo fa scontrare con una giovane aspirante attrice, Peppy Miller, che rincontrerà come comparsa in un film, dove balleranno insieme e scoppierà una dolce attrazione.
Qualche anno dopo…l’avvento del sonoro cambia completamente il modo di fare cinema. George smette di essere l’idolo degli spettatori e viene dimenticato. La moglie lo ha lasciato ed è rimasto anche senza denaro. Peppy, invece, è in piena ascesa è lei la diva del momento, ma non ha dimenticato George e farà di tutto per aiutarlo.
Il francese Michel Hazanovicius ha un’idea originale ed ardita che persegue con grande classe e con ottimi interpreti(Jean Dujardin e Berenice Bejo)mostrandoci tutto il suo amore per il cinema.
Il risultato è notevole, un film diverso, ironico, sentimentale, poetico che trasmette stupore e divertimento e che ti fa tornare a casa con il cuore leggero e felice.
Il film lo consigliamo a quelli che credono “nella magia del cinema”, agli impavidi che non temono un film muto ed in bianco e nero, ai maniaci sentimentali, a quelli che trasformano le loro paure in incubi, a quelli che non trovano le parole, ai cani attori.
Il film lo sconsigliamo a quelli che hanno bisogno di film con effetti speciali, a quelli con poca fantasia, a quelli da filmoni hollywoodiani, agli attori cani.
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Capolavoro
ACAB - All Cops Are Bastards.
Un film di Stefano Sollima. Con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo Domenico Diele. Poliziesco, durata 112 min. - Italia 2011.
Solo su i tuoi fratelli puoi contare.
Fischi, urla, insulti, lo sguardo da dietro le visiere e da oltre le transenne, pietre, caschi, spranghe, manganelli, sangue. Cobra, Negro, Mazinga, sono poliziotti del Reparto Mobile di Roma, sullo sfondo avvenimenti reali: il ricordo dei fatti di Genova, l’orrenda violenza su Giovanna Reggiani, la morte dell’ispettore Raciti, quella del tifoso Sandri, gli scontri che ne derivarono.
A loro il compito di fare quel lavoro sporco che lo Stato e la comunità sembrano non vedere. Tutti i giorni fanno i conti con i violenti della società…delinquenti, ultràs, clandestini, nomadi, anarchici, fascisti, operai incazzati, sfrattati, gente che li disprezza. Ma fanno i conti anche con le loro vite private che risentono, inevitabilmente, di quella violenza che pervade tutta la loro vita.
Nel loro gruppo arriva una recluta, Spina, che prima subirà la fascinazione di quel rigore, di quella disciplina e di quel profondo senso di fratellanza che li unisce, ma poi ne sarà spaventato e denunzierà quel loro modo di vivere e di lavorare, al disopra di quelle stesse regole che faticano a far rispettare.
Tratto dal romanzo del giornalista Bonini, Sollima costruisce un gran bel film, adrenalinico, duro, ideologico, politico, ben girato, con un ottimo cast ed una prospettiva neutra. Non un semplice poliziesco ma il racconto, senza inutile retorica, di una società violenta, la nostra, in cui non ci sono solo i buoni e i cattivi, come sembra voler suggerire Favino, durante la sua difesa in Tribunale “prima di decidere chi sono i colpevoli e gli innocenti si dovrebbe prima capire come funziona il lavoro del celerino”.
Il film lo consigliamo a quelli che amano discutere del film che hanno appena visto, a quelli che pensano che “lo Stato ha perso il rispetto per se steso”, a coloro che hanno una visione cameratesca della vita.
Il film lo sconsigliamo ad ultras, clandestini, anarchici ed a quella massa grigia, anche, fintamente pensante, sempre indulgente con coloro che demonizzano i tutori della legge.
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Da non perdere
Miracolo a Le Havre.
Un film di Aki Kaurismäki. Con André Wilms, Kati Outinen, Jean-Pierre Darroussin, Blondin Miguel, Elina Salo. Evelyne Didi, Quoc-Dung Nguyen, François Monnié, Roberto Piazza, Pierre Étaix, Jean-Pierre LéaudTitolo originale Le Havre. Commedia, durata 93 min. - Finlandia, Francia, Germania 2011.
Hai pianto? No. Bene, piangere non serve a nulla!
Stazione di Le Havre, Marcel, il lustrascarpe, è intento con dedizione al suo lavoro. La sua esistenza scorre serena nel misero quartiere in cui vive, tra una bevuta con gli amici e la dolce vita domestica accanto alla moglie Arletty e al cane Laika.
Porto di Le Havre, Idrissa, un ragazzino del Gabon, è appena arrivato in un container con altri immigrati clandestini e vuole raggiungere sua madre in Inghilterra.
Marcel scopre che sua moglie è gravemente ammalata ed è costretta a ricoverarla in ospedale. Idrissa scopre che Londra è lontana ed è costretto a nascondersi dalla polizia che vuole rispedirlo in Africa.
I due si incontrano e Marcel con l’aiuto dei suoi amici e di un misantropo commissario di polizia cercherà di proteggere il ragazzino, raccogliendo i soldi necessari per fargli attraversare di nascosto la Manica.
Il finlandese Kaurismaki costruisce un film semplice, poetico e fantastico, lontanissimo dalla realtà, permettendo a sorrisi, ad una malinconica gioia e ad un velato ottimismo di aleggiare indisturbati per tutta la sala.
Il film lo consigliamo ai tipi un po’ bohemien, ai semplici che vivono una giornata eroica, a coloro che, anche se non credono più alle favole, sono convinti che qualcosa di favoloso può sempre accadere.
Il film lo sconsigliamo a quelli che guardano tutto come se fosse sempre una televendita, a quelli senza fantasia, a quelli che hanno bisogno di un morto per commuoversi, a quelli che non credono possa accadere un miracolo nel loro quartiere.
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Da non perdere
Almanya - La mia famiglia va in Germania.
Un film di Yasemin Samdereli. Con Vedat Erincin, Fahri Ogün Yardim, Lilay Huser, Demet Gül, Denis Moschitto.Titolo originale Almanya - Willkommen in Deutschland. Commedia, Ratings: Kids+16, durata 101 min. - Germania 2011.
Non c‘è famiglia senza ricordi.
Cibo piccante, chiacchiere, una bella tavolata. La famiglia Yilmaz, migrata dall’Anatolia in Germania negli anni sessanta, è riunita con le sue tre generazioni a confronto. Huseyn e sua moglie Fatma, i quattro figli, ed i loro giovani nipoti.
Huseyn, dopo anni di duro lavoro come operaio, ha ottenuto il passaporto tedesco(il che sembra procurargli più incubi che soddisfazioni) e questa è l’occasione per proporre a tutta la famiglia un viaggio in Turchia, dove ha acquistato una casa. La notizia crea un’iniziale scompiglio ma poi l’allegra comitiva decide di partire ed il viaggio diventerà l’occasione per riallacciare i fili dei ricordi e dei sentimenti.
Canan, la giovane nipote con dolcezza racconterà la storia dell’arrivo della famiglia in Germania al piccolo cuginetto Cenk, che non parla una parola di turco e non riesce a capire quale sia la sua nazionalità. Così nel viaggio i ricordi si mescolano alle immagini dei luoghi del passato, visti con gli occhi del presente e tra grotteschi luoghi comuni, colpi di scena, lettere della cancelliera Merkel, ognuno raggiungerà la sua meta.
Le giovani sorelle Samdereli(scrittrice l’una regista l’altra), confezionano tra umorismo, tenerezza e poco realismo, una divertente commedia che, non è solo storia di emigrazione ma è soprattutto storia di persone.
Il film lo consigliamo a quelli che hanno voglia di leggerezza, a quelli che non trovano il proprio paese sulle cartine geografiche, a quelli che sono migrati, a quelli che sono tornati, a quelli che si sentono a metà.
Il film lo sconsigliamo a quelli che guardano attraverso la lente dei loro preconcetti, ma anche a quelli della serie "così ricordiamo che anche noi siamo stati un popolo di emigranti". A quelli che per adorare i propri dei...ne mangiano la carne e ne bevono il sangue...insomma dei cannibali!
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Lallix
La talpa.
Un film di Tomas Alfredson. Con Gary Oldman, Kathy Burke, Benedict Cumberbatch, David Dencik, Colin Firth. Stephen Graham, Tom Hardy, Ciarán Hinds, John Hurt, Toby Jones, Svetlana Khodchenko, Simon McBurney, Mark Strong, Jared Harris. Spionaggio, durata 127 min. - Gran Bretagna, Francia, Germania 2011.
Ho conosciuto molti Bill, tutti bravi ragazzi.
Primi anni settanta. Atmosfere cupe, fumose, ingiallite. Nulla è ciò che sembra. Intrighi, intrecci complessi. Londra, l’Europa hanno paura. Gli anni sono quelli della Guerra Fredda.
Ai vertici dei servizi segreti inglesi c’è grande agitazione a seguito di una fallimentare missione in Ungheria, il capo, Controllo, viene epurato e con lui anche il fedele Smiley. E sarà proprio a lui, richiamato in segreto in servizio, che verrà affidato il compito di proseguire l’indagine iniziata dal suo capo e di scoprire chi tra i sospettati, soprannominati da Controllo:Lo Stagnaio Il Sarto, il Soldato e il Povero, è la spia filosovietica che da anni opera all’interno del Circus.
Lo svedese Alfredson porta sullo schermo il famosissimo libro di le Carrè con uno stile sobrio, alle volte anche lento, ma elegante ed efficace e con un cast di attori bravissimi, regalando umanità a questi personaggi grigi e ricreando l’ambiente di quegli anni con quella aura di ambiguità e di attesa che li caratterizzava.
Bravissimo su tutti Gary Oldman capace di annullarsi totalmente per trasformarsi nell’apparente, insignificante, burocrate dello stato.
Il film lo consigliamo a coloro che hanno amato il libro, a coloro che amano discutere del film quando escono dal cinema, ed a coloro che non amano i film di cassetta.
Il film lo sconsigliamo a stagnaii, sarti, soldati e poveri, a quelli che amano agenti “con licenza di uccidere”, alle ragazze vintage con negli occhi ancora Oldman dei tempi di Dracula o del poliziotto corrotto di Leon.
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Da non perdere
J. Edgar.
Una società che non impara dal passato non ha futuro.
Anni venti: l’America del proibizionismo, cupa, insanguinata, violenta, dove i gangster sono mitizzati e orde di comunisti e radicali minacciano la sicurezza del paese. J. Edgar Hoover è il fondatore e capo del Federal Bureau of Investigation che dirigerà, in maniera controversa, per quasi cinquanta anni.
Hoover è un personaggio duro, astuto, ambizioso, manipolatore, ossessionato ed ossessivo, una figura venuta dal nulla e capace con la sua determinazione ed i suoi metodi, forti e non sempre rispettosi della legge, di divenire l’uomo più temuto d’America.
Estwood partendo dall’autobiografia dettata dallo steso Hoover ad un giornalista, sceglie di rappresentare la dimensione privata di questo personaggio, mostrandoci le miserie di mezzo secolo di storia americana attraverso la vita di questo uomo, le sue fragilità, l’ossessione per la madre, il desiderio di essere ammirato, la sua ambiguità sessuale, il fine che muove tutta la sua esistenza: la salvaguardia di quella idea molto americana di “sicurezza del paese“.
Il film non convince, il cast è notevole, Di Caprio è straordinario, Judy Dench è magnifica nel ruolo della terribile madre, ma una luce plumbea e fredda ed un’atmosfera asfittica aleggiano per tutta la lunghissima durata del racconto senza che lo spettatore partecipi emotivamente al ritratto di questa America violenta e di questo personaggio ambiguo.
Il film lo consigliamo a quelli che tramano nell’ombra, a quelli che dietro ogni ombra vedono una trama, al Cavaliere certe frasi sul “cancro comunista”potrebbero fargli tornare il buon umore.
Il film lo sconsigliamo ai figli unici di madre vedova maniaco ossessiva, a chi si addormenta a cinema, alle madri che hanno un figlio gardenia e non hanno il pollice verde.
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Lallix
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